
Arte sacra tibetana
Thangka
Le Thangka sono dei dipinti sacri su tela, incorniciati da broccato. All’Istituto troverete esposte molte immagini di divinità. Esse sono la rappresentazione del corpo di un buddha che, assumendo vari aspetti, manifesta specifiche qualità, in particolare quelle di amore, compassione e saggezza che sono il risultato delle sue realizzazioni. Le figure in aspetto pacifico mostrano la bellezza della realizzazione interiore. Le figure che sono rappresentate in atteggiamento irato indicano l’eterno combattimento contro le interferenze che si devono affrontare per l’ottenimento dell’illuminazione e la capacità di trasformare le energie negative in positive. Servono da supporto per le visualizzazioni dei praticanti del Vajrayana (tantra) o da oggetto di culto e hanno lo scopo di attivare le nostre qualità latenti, come archetipi che ci pongono in connessione con la nostra mente illuminata.
La parte centrale, detta ‘specchio’, è la superficie che funge da supporto per l’immagine divina dipinta. Fra i dipinti piú notevoli per la finezza del tratto: i serthang, decorati in oro fino, e i nakthang, raffigurazioni di deitá irate disegnate al tratto dorato su fondo nero.
I Dipinti sacri
Nell’ osservazione delle opere pittoriche merita attenzione il significato attribuito ai dipinti nella società tibetana: l’artista è infatti considerato “fabbricante di divinità” in quanto trae dalla meditazione un'immagine in grado di condurre l’uomo a ció che è superiore. L’artista segue dettami precisi e antichi nella rappresentazione della divinità, nel rispetto di codificate proporzioni, forme e colori. Ruolo fondamentale viene assegnato alla figura posta al centro del dipinto, sia essa divina o umana. Le tipologie dei dipinti tibetani inducono l’osservatore a diverse “letture” e meditazioni sulla presenza della divinità.
Mandala di sabbia
I mandala rappresentano la creazione metafisica del mondo, sono simboli cosmici che riproducono l’ordine dell’universo attraverso la loro rigorosa costruzione geometrica. Fanno parte delle raffigurazioni di tipo meditativo: essi sono per lo più sviluppati in un quadrato con le porte sui quattro lati e suddivisi mediante diagonali in quattro parti di diverso colore.
Esistono diversi modi di costruire un mandala: alcuni sono tridimensionali, altri a due dimensioni fatti con la sabbia o dipinti su stoffa, altri ancora vengono visualizzati.
Per costruire un mandala (foto) le sabbie colorate vengono fatte cadere da un cono di ottone attraverso lo sfregamento con un altro cono metallico. Questa operazione richiede grande precisione e abilità.
I mandala di sabbia hanno carattere puramente transitorio: essi sono creati per determinate cerimonie, al termine delle quali vengono dissolti con un rituale il cui significato più evidente rimanda ad uno dei cardini della filosofia buddhista: l’ impermanenza di tutte le cose.
Tutte le composizioni sono poste al di fuori del tempo e dello spazio: la simmetria, l’assialità, la centralità, la frontalità.
Il mandala, rappresentazione visiva di una manifestazione della trasformazione, è uno degli elementi fondamentali della pratica del tantra. Ogni mandala rappresenta una dimora celestiale di una divinità, sono quindi composti facendo un rituale preciso e specifico della divinità. In Istituto è esposto il mandala di sabbia di Guhyasamaja.
Danze sacre
In speciali occasioni, come ad esempio durante il Losar, il capodanno tibetano, vengono esibite le danze sacre tibetane. Le danze usano i ritmi degli strumenti arcaici tibetani e propongono i grandi temi delle lotte fra il bene e il male, con i volti delle divinità pacifiche e irate del pantheon tibetano e personaggi fantastici del mondo folkloristico. Poiché le danze hanno una funzione di sacralità, prima dell'esibizione, i monaci fanno una preghiera per benedire il luogo nel quale vengono svolte, invocando tutte le energie positive presenti nell’universo a venire a presiedere alla cerimonia per creare un ambiente favorevole sia ai danzatori che al pubblico. L'ultimo tour di danze sacre tibetane organizzato dall'Istituto si è svolto nel 2006 in molte città italiane tra cui Milano, Bolzano, Trento e Cuneo (nella foto la danza dei leoni delle nevi nel piazzale dell'Iltk).
Gli strumenti sacri
Durante le cerimonie (puja) vengono suonati alcuni strumenti musicali sacri, dai timpani da cerimonia alle antiche conchiglie (trombe), ai liuti in legno e pelle, alle trombe di vario genere (in rame telescopiche, in argento e pietre dure, in ossa umane), ai tamburi (damaru).
Oggetti rituali 
Di vario genere anche gli oggetti rituali, primo tra tutti il vajra (nella foto), “diamante’ o ‘folgore’ in sanscrito, 'signore delle pietre' in tibetano. Il vajra costituisce un simbolo importante nel mahayana e sopratutto nel vajrayana o tantra. Significa l’indistruttibilità, l’infrangibilità, l’immutabilità dell’ illuminazione e il vero volto della verità. È l’essenza di tutti gli esseri e di tutti i fenomeni, la vacuità. Il diamante è anche simbolo di limpidezza o chiarezza giacché la mente illuminata è vacuità - chiarezza. Fondamentalmente il vajra simbolizza i mezzi abili (upaya) ed è sempre accompagnato dalla campana (nella foto), simbolo della prajna o della vacuità. Il vajra a cinque punte è quello che presenta il simbolismo piu ricco, rappresenta il principio della trasformazione: quando è tenuto in verticale, le cinque diramazioni inferiori rappresentano i cinque aggregati grossolani dell’ 'io' o le cinque passioni principali: ignoranza, collera, orgoglio, desiderio e gelosia. Le cinque diramazioni superiori rappresentano i cinque buddha vittoriosi che risultano dalla trasformazione dei cinque aggregati, oppure le cinque saggezze risultanti dalla trasformazione delle passioni.
La forma della campana che accompagna il vajra simboleggia la vacuità che manifesta tutti i fenomeni, il mandala naturale. Il suono che essa produce è quello dell’insegnamento dei buddha. È sormontata da un semi-vajra, a simboleggiare l’unione dei mezzi abili e della conoscenza.
Gli oggetti rituali comprendono inoltre phurbu (pugnali rituali), tsa tsa (stampi votivi di divinità in argilla), reliquari in bronzo a forma di stupa e altri ancora.
Oggetti d’uso
Tra gli oggetti d’uso spiccano le maschere, le teiere in bronzo e argento, finimenti da cavallo, gioielli in oro, argento, turchesi e corallo.
Tsa Tsa
Tsa tsa è un termine tibetano per descrivere le statue di Buddha e le immagini a rilievo che fanno parte di una particolare meditazione. Il creare tsa tsa è una pratica preliminare data dai Maestri in Tibet - e adesso in tutto il mondo - ai propri studenti come metodo per eliminare gli ostacoli, purificare le negativita’ e creare energia positiva (meriti). Spesso gli studenti ricevono l’impegno di produrre 100.000 tsa tsa nel corso della loro vita. Tradizionalmente in Tibet gli tsa tsa sono fatti con argilla presa da terra, lasciata indurire e posta sugli altari, troni o in altri luoghi sacri. Se li si vede come oggetti sacri, questo crea delle impronte positive. Ogni volta che si vedono dei Buddha in differenti stanze (come oggetti sacri) si riceve un incredibile beneficio per la mente. Produrre tsa tsa purifica gli ostacoli, le condizioni sfavorevoli, incidenti e infermità improvvise come attacchi di cuore e paralisi. Pacifica nemici, interferenze, torti. Purifica tutte le oscurazioni e permette di ottenere il risultato dei tre kaya nella vita futura.
La ruota della preghiera
Sono chiamate anche "ruote Mani" e vengono fatte ruotare per creare benefici per tutti gli esseri. Vengono riempite con preghiere stampate e mantra, principalmente quello del Buddha della Compassione. Se avete una ruota della preghiera in casa, la vostra casa sarà come il Potala. Se ne avete una vicino a dove morite, non vi serve il powa. Avere una ruota della preghiera di per sé rappresenta un metodo per trasferire la propria coscienza alla terra pura. Semplicemente pensare a una ruota della preghiera aiuta la persona morente a far uscire velocemente la propria coscienza dal canale centrale attraverso il capo per reincarnarsi nella terra pura di Amitabha o del Buddha della Compassione. Semplicemente toccando la ruota della preghiera arreca una grande purificazione dal karma negativo e le oscurazioni. Girare una ruota della preghiera che contiene 100 milioni di mantra om mani padme hung fa accumulare lo stesso merito che aver recitato 100 milioni di om mani padme hung. Girare la ruota della preghiera una sola volta è lo stesso che aver fatto molti anni di ritiro. Questo è spiegato come uno dei benefici della ruota. Una ruota della preghiera rende il luogo veramente santo e prezioso, come una terra pura (nella foto la ruota di preghiera all'Iltk).
Stupa 
Uno stupa è un monumento buddhista, originario del subcontinente indiano, la cui funzione principale è quella di conservare reliquie. Il termine deriva dal sanscrito (in tibetano Chorten) che letteralmente significa 'fondamento dell'offerta'. È il simbolo della mente illuminata (la mente risvegliata) e del percorso per il suo raggiungimento. A livello simbolico, lo stupa rappresenta il corpo di Buddha, la sua parola e la sua mente che mostrano il sentiero dell'illuminazione. Proprio come il dorje, lo stupa e' un simbolo del modo in cui la nostra esperienza del mondo viene trasformata.
Uno stupa di solito consiste di diversi elementi uno sopra all'altro. Ognuno di questi elementi rappresenta una parte di questo mondo. La base a forma di gradini rappresenta l'elemento terra, e tutto ció che è solido. Sopra a questa base c'è una sezione a forma di goccia. Questa ha una finestra nella quale viene posta un' immagine del Buddha. Questa parte simbolizza l'acqua. Sopra alla goccia c'è un quadrato, che simbolizza il fuoco. Gli occhi del Buddha cosí caratteristici sono dipinti sulla superficie del quadrato, ma solo quando non appare la finestra con il Buddha. Sopra a questa parte c'è una sezione con degli anelli di diametro sempre piú ristretto, che simbolizzano l'elemento aria. All'estrema sommitá c'è una fiamma sopra una luna e il sole, a rappresentare la trasformazione della coscienza.
Guardando ripetutamente degli stupa si guadagna il controllo sugli elementi che lo stupa rappresenta.


