I veri praticanti di Dharma accolgono i problemi

Lama Yeshe
Wednesday, 6 January 2021 | 17:08

All’inizio, a volte, quando le persone ascoltano gli insegnamenti di Dharma sulla felicità e la sofferenza pensano che la felicità dipenda dalla sofferenza e che se si fosse completamente liberi dalla sofferenza non ci sarebbe modo per sperimentare la felicità.

Capisco da dove deriva quest’idea. In un certo senso è abbastanza logico: se non c’è sofferenza non c’è felicità, sofferenza e felicità sono fenomeni interdipendenti. Questa è l’esperienza umana, ed è pure la mia esperienza.

Quando studiavo al Monastero di Sera Je in Tibet (dove ho vissuto dall’età di 9 fino ai 24 anni), ricevetti molti insegnamenti e molti commentari da eccellenti insegnanti. Ero ben accudito da mio zio, che fece in modo che mai patissi la fame o la sete e si prese cura di me in generale. Ho vissuto una tipica vita monastica ed era davvero positiva. E, dalla mia parte ho fatto del mio meglio per studiare e praticare il Dharma.

Ma comunque, nel 1959 i cinesi ci cacciarono. Beh, non esattamente così, in realtà loro non permettevano che le persone praticassero il Dharma, così pensai che, se volevo continuare a praticare, non c’era motivo per me di rimanere in Tibet. Così scappai in India. Non solo i cinesi ci impedivano di praticare, sparavano e ci ammazzavano; anche se avevo studiato e praticato, non mi sentivo pronto a morire.

Così, in quella dolorosa situazione di incertezza, dovetti guardare profondamente in me stesso per vedere se tutti quegli insegnamenti che avevo ricevuto mi avrebbero sostenuto nella mia nuova realtà. Scoprii che mi avevano aiutato molto, dandomi la fiducia di cui avevo bisogno per affrontare il contesto in cui mi trovavo.

Se non sei messo alla prova, puoi ricevere un insegnamento dopo l’altro e pensi di essere a posto, ma quando si è di fronte ad una situazione difficile, è possibile scoprire di non essere affatto a posto. Ecco perché i veri praticanti di Dharma accolgono con gioia le situazioni avverse.

Perché danno loro la possibilità di verificare se quanto studiano funziona o meno e avendo la possibilità di trasformare la sofferenza in felicità. Altrimenti se si trascorre il tempo allegramente senza alcuno ostacolo, completamente fuori dal contatto con la realtà, pensando di stare bene quando non è così, perché effettivamente non si è mai praticato il Dharma..

In altre parole, le situazioni dolorose sono fonte di saggezza. In che modo? Prima di tutto, le situazioni dolorose sono il risultato di karma non virtuoso. Quando proviamo dolore dovremmo chiederci: “Perché mi sta succedendo questo? Come mai?” Questo tipo di indagine ci porta a comprendere che è la maturazione del karma negativo che abbiamo creato in passato. Questa comprensione di base può far crescere e aumentare la nostra saggezza,  l’esperienza dolorosa ci aiuta a sviluppare una comprensione più profonda che va oltre il meramente intellettuale.

Naturalmente, se sei completamente ignorante, non importa quanta sofferenza sperimenti, non c’è modo che quella ti conduca alla felicità. Tutto quello che si fa sarà passare da una sofferenza a una maggiore sofferenza. Se, invece, hai un poco di saggezza del Dharma, quando sei in difficoltà sai come utilizzare quell’esperienza per andare verso la felicità.

Una Lama disse: “Quando le cose vanno bene, sei un grande praticante di Dharma; quando le cose vanno male, la tua pratica di Dharma scompare. Quando lo stomaco è pieno e il sole illumina la tua stanza, è facile apparire religiosi; ma quando sorgono le difficoltà, ti ritrovi a mani vuote.”

È come quando ero ragazzo in Tibet, e tutto andava bene, e davo per scontato che stavo praticando il Dharma.

Sarebbe potuto succedere facilmente che una volta arrivato al dunque, avrei potuto scoprire di non aver mai praticato né capito il Dharma – e questo avrebbe potuto facilmente portarmi a rinunciarvi, pensando che il Dharma non funziona.

La pratica del Dharma è molto difficile se non si capisce che cos’è. Dovete rendervi conto che che gli insegnamenti di Dharma parlano di voi, della vostra realtà personale. È necessario prenderli personalmente e integrarli con la propria vita. Non è un bene che la vostra comprensione del Dharma sia come una zuppa, tante idee diverse tutte mescolte insieme, ma che non fanno mai sì che il Dharma sia parte della vostra vita. Allora di sicuro non potrà davvero esservi d’aiuto.

Se capite il vostro atteggiamento e il vostro livello, sapete di cosa avete bisogno in ogni momento, così è possibile soddisfare le vostre esigenze in modo appropriato e vedrete che farete progressi reali. La semplice raccolta di informazioni scollegata dalla propria realtà non ha senso. Comprendendo il Dharma dal vostro punto di vista, dal modo in cui vivete la vostra vita, avete molte più possibilità di sviluppare voi stessi. Quindi è questo che dovreste cercare di fare. Basate la vostra pratica sulla vostra esperienza.

 

Lama Yeshe diede questo insegnamento a Grizzly Lodge in California, nel 1980. A cura di Nicholas Ribush.

Traduzione dall’inglese a cura di Siliana Bosa

Pubblicato in: I Maestri, I fondatori.