Meditare sul respiro

Ghesce Ciampa Ghiatso
Monday, 26 November 2018 | 18:01

Per commemorare l’undicesimo anniversario della scomparsa del nostro caro maestro Ghesce Ciampa Ghiatso pubblichiamo uno dei suoi insegnamenti estratto dal libro “Un oceano d’amore”.

Vi sono numerosi metodi di meditazione sul respiro, ciascuno dei quali è volto allo sviluppo delle nostre potenzialità mentali.
Un tipo di meditazione è il seguente.

Inspirando dalla narice sinistra immaginiamo che, insieme all’aria, entra in noi una luce bianca purissima. La luce bianca penetra nei canali psichici, colma il nostro intero corpo dalla cima del capo alla punta dei piedi e poi, insieme all’aria, esce dalla narice destra. Pensiamo a questo processo come a un continuo sfilare dei grani di un rosario, o come a un flusso d’acqua che circola nelle tubature ed esce dai rubinetti, le nostre narici.

Visualizziamo che l’aria, uscendo, giunga alla distanza di un palmo dal nostro volto, per poi rientrare dalla narice sinistra e così via. Questo processo porterà a un completo rilassamento e ci farà sentire a nostro agio. La mente diverrà calma e concentrata.

Durante la meditazione, possiamo assumere la consapevolezza del respiro come oggetto principale, mentre una parte della mente può essere rivolta all’analisi del nostro corpo. Per esempio, mantenendo il respiro come sottofondo, rivolgiamo l’attenzione all’oggetto della nostra analisi che ora è il corpo e il suo respiro. Chiediamoci: “Che cos’è il respiro?”, e ancora: “Fa parte dei cinque aggregati? E tra i cinque, a quale di essi appartiene?”

L’aria che respiriamo è inclusa in uno dei cinque aggregati, l’aggregato della forma. Avviene il processo seguente: il respiro provoca sensazioni che a loro volta inducono discriminazioni, le quali producono i fattori di composizione che, a loro volta, inducono la coscienza. Analizzando tale processo, comprenderemo il rapporto fra il respiro e gli aggregati.

Meditando sul respiro presteremo attenzione alle sensazioni che nascono, piacevoli o spiacevoli, e alla successiva discriminazione di tali sensazioni. Potremo osservare che talvolta, respirando, proviamo una sensazione piacevole la quale, a sua volta, procura felicità. Se invece proviamo una sensazione spiacevole, nascerà disagio o infelicità. Nel primo caso sorgerà l’attaccamento e il desiderio di mantenere quel tipo di sensazione, nell’altro sorgerà l’avversione e la volontà di staccarci da quell’esperienza. Si può pertanto meditare su tali effetti: il piacevole che provoca attaccamento e lo spiacevole che provoca avversione. A volte non proveremo né felicità né disagio, né attaccamento né avversione, ma solo sensazioni neutre e ignoranza.

Si può praticare una meditazione analitica considerando le dodici sorgenti, suddivise in sei esterne e sei interne. Le sei sorgenti esterne comprendono tutto ciò che possiamo percepire, dalle forme ai suoni, fino ai fenomeni mentali; le sei sorgenti interne includono i sei poteri sensoriali, dal potere sensoriale visivo a quello mentale. Possiamo chiederci: “Il respiro è compreso fra le sei sorgenti esterne o fra le sei interne?”, “Che genere di esperienza induce il contatto con il respiro?” Potremo notare che il respiro è incluso nelle sorgenti esterne. L’aria è una sorgente degli oggetti tangibili perché può essere percepita mediante il potere sensoriale del corpo. “Come si può sperimentare il respiro attraverso il potere sensoriale? Può essere sperimentato anche se non entra in contatto con i poteri sensoriali, oppure questo contatto deve avvenire?” Attraverso il potere sensoriale del corpo, il respiro può manifestarsi con una sensazione di ruvidezza o di morbidezza.

Possiamo anche compiere un’analisi dalla prospettiva delle quattro Nobili Verità. “Il nostro corpo e il nostro respiro a quale delle quattro verità appartengono?” Entrambi fanno parte delle vere sofferenze, perciò il nostro respiro è sofferenza. Il respiro di un essere illuminato, invece, non è incluso nelle vere sofferenze poiché non è generato dal karma e dalle afflizioni mentali.

Continuando nell’analisi, comprenderemo che il nostro respiro è generato dalle azioni prodotte sotto l’influsso delle afflizioni mentali, le quali derivano a loro volta dall’ignoranza. Giungeremo a comprendere che la rinascita continua nell’esistenza ciclica e la sofferenza conseguente, sono determinate in ultima analisi dalla tendenza innata a concepire un sé indipendente. Riguardo al modo di percepire il respiro, dovremmo avere una chiara immagine mentale dell’oggetto da confutare, ossia la sua esistenza intrinseca.

Il respiro appare ed è concepito come esistente di per sé, dalla propria parte. Siamo ignoranti rispetto alla sua natura ultima, alla sua vera realtà. Il respiro sorge in dipendenza da altro, deve necessariamente dipendere da cause e condizioni, perciò non esiste in modo intrinseco.

Possiamo allargare questa analisi prendendo in considerazione il nostro ‘io’, e accertare quindi che noi stessi siamo originati in modo dipendente, esistiamo sulla base di cause e condizioni. La comprensione di tale interdipendenza e della non esistenza per natura propria può essere estesa a tutti i fenomeni esistenti.

Analizzando così il modo d’esistenza delle persone e degli altri fenomeni, possiamo giungere a una chiara comprensione concettuale, fondata su ragioni valide, della loro realtà. In seguito, coltivando continuamente questa meditazione analitica, potremo realizzare intuitivamente o direttamente la vacuità, il vero modo di esistenza dei fenomeni.

Sulla base della realizzazione diretta della vacuità potremo sradicare completamente la concezione innata di esistenza intrinseca, e saremo in grado di conseguire la completa liberazione dall’esistenza ciclica e la suprema illuminazione, ottenendo così una felicità inesauribile, la sola felicità realmente senza fine.

 

 

Pubblicato in: I Maestri, Focus. Per saperne di più su: meditazione.