Ruota della vita

Ghesce Ciampa Ghyatso
Friday, 13 December 2019 | 11:42

Talvolta alcune persone sentendo parlare di fenomeni non esistenti in modo indipendente, giungono alla con­clusione che i fenomeni non esistono af­fatto. Questo pensiero cade sottovesti o l’in­fluenza della filosofia nichilista;  per eli­minare un tale approccio distorto con la realtà (sulla base della filosofia nichilista), è necessario stabilire che i fenomeni sor­gono in dipendenza della loro apparen­za, del loro aspetto relativo. Quindi, nel- 1’affrontare il tema del sorgere dipen­dente dei fenomeni, il concetto che do­vrebbe formarsi nella nostra mente è che gli eventi sorgono in dipendenza di de­terminati fattori, da cause e condizioni. Da qui possiamo infine stabilire che, in realtà, i fenomeni sono in rapporto di causa ed effetto.(…)

“Non c’è ignoranza, estinzione dell’i­gnoranza e così via sino a vecchiaia, né morte, estinzione di vecchiaia e di morte. Allo stesso modo, non c’è sofferenza, origine, cessazione o sentiero; saggezza suprema, né ottenimento e neppure non ottenimen­to

Il significato della parola sanscrita nidanas  è: catena dei dodici anelli di ori­ginazione interdipendente, in successione ­ continua dall’ignoranza sino  alla  vec­chiaia e alla morte. Buddha, presentan­do la serie dei dodici anelli, rivela la loro esistenza sia dal punto di vista relativo, samsarico (con l’elencazione dei vari anelli dall’ignoranza alla morte), sia dal punto di vista della visione assoluta, in quanto egli ne afferma la vacuità ultima.

Ghesce Ciampa Ghyatso dà ora una breve descri­zione dei dodici anelli.

L’ignoranza, primo anello della cate­na, non è eterna, senza fine, perché essa, in ultima analisi, appare priva di intrinsecità, di indipendenza. Per ignoranza si intende quel tipo di mente che ci fa operare positivamente o negativamente e, attraverso queste azio­ni, ci lega all’esistenza ciclica. In partico­lare l’ignoranza ha una caratteristica ben definita. Essa viene descritta come quel­la mente distorta e incompleta che ci impedisce di vedere la natura vuota di tut­ti i fenomeni. A causa sua gli oggetti ci appaiono come esistenti realmente. Un’altra caratteristica dell’ignoranza concerne il non riconoscimento della leg­ge di causa ed effetto e dell’esistenza di vite passate e future.

Il secondo anello, successivo all’i­gnoranza, è quello della discriminazione o del karma-che-ci-spinge (propensioni karmiche). Si intende con questo, quel tipo di karma che ci fa sperimentare  una delle varie combinazioni dell’esistenza ciclica condizionata (condizionata da emozioni disturbanti e karma). 

Ogni volta che compiamo azioni, siano esse negative o positive, sulla nostra co­scienza si imprimono tracce che delinea­no il terzo dei dodici anelli. Per spiegare i dodici anelli in modo pragmatico, con­sideriamo il seguente esempio: una per­sona nel corso della vita, mediante la for­za cooperante dell’ignoranza e della di­scriminazione (o karma), esegue una de­terminata azione positiva. Questa azione perdura come impronta mentale. Quan­do, al momento della morte, quella co­scienza rimane priva di controllo, sorgo­no il settimo e l’ottavo anello: attacca­mento e bramosia. A causa quindi di un’impressione mentale, fissata sulla coscienza, di attaccamento per la vita o bra­mosia di vivere, avrà luogo una nuova ri­nascita, la nuova acquisizione di un cor­po umano.

I primi tre fra i dodici anelli della ca­tena di originazione  interdipendente so­no anche chiamati gli anelli che proietta­no, poiché, a causa della forza cooperan­te dell’ignoranza e del karma, che creano impronte sulla coscienza, questa diventa il proiettile scagliato in un altro ciclo di nascita e morte.

L’ottavo anello dell’attaccamento, il nono della bramosia e il decimo il diveni­re, sono chiamati anelli che completano. Non è sufficiente l’esistenza degli anelli che scagliano e che originano una nuova rinascita, è necessario che vi sia un com­pletamento e questo è rappresentato dall’attaccamento, dalla bramosia e dal divenire che agiscono come fertilizzanti. Un seme senza fertilizzante non si svi­luppa. Occorre che questi due, seme e fertilizzante, siano interdipendenti; quindi accanto a una causa che proietta, ci deve essere una causa che completa ciò che è proiettato.

Il concime indispensabile affinché il seme cresca è rappresentato dall’anello dell’attaccamento (che fornirà al seme, il calore essenziale per la trasformazione in germoglio); dall’anello della bramosia che muterà il germoglio in stelo e lo farà affiorare in superficie, e dall’anello del divenire che scaglierà la coscienza nel­l’utero di una madre, originando  così una nuova rinascita. Il quarto anello, no­me e forma, inizia a funzionare nel mo­mento di ingresso della coscienza nell’utero materno, quando essa si amalgama con le sostanze del padre e della madre. Simultaneamente si manifesta anche l’a­nello della rinascita e prende luogo il karma del completamento. Dopodiché ini­zia la gestazione del feto che si esprime in diverse fasi: da “come gelatina” sino al momento in cui, nelle varie settimane successive, il corpo umano comincia a prendere forma. Si sviluppano gli arti, le orecchie, il naso e gli occhi. Al termine di questo processo sorgono le sorgenti o poteri sensoriali (in sanscrito ayatana) cioè il quinto anello, che cominciano a matu­rare all’interno del corpo. In particolare si accresce il senso del tatto ed è allora che la coscienza tattile si esterna e comincia a conoscere, a percepire il caldo, il freddo e così via. Nel momento in cui abbiamo sviluppato questo potere sensoriale, au­tomaticamente abbiamo acquisito anche la cognizione di queste sensazioni: svi­luppando la coscienza tattile siamo en­trati in contatto con l’ambiente circo­stante.

Il sesto anello è precisamente questo contatto. Attraverso il sesto, si sviluppa il settimo anello: la sensazione. E’ infatti il contatto che rende possibile la percezio­ne delle varie sensazioni di caldo, di fred­do, di indifferenza ecc.

L’undicesimo anello è chiamato del­la vecchiaia. Comincia a entrare in fun­zione nel momento in cui la coscienza penetra  nell’utero   materno, con  la  rinascita. Invecchiando si procede incessantemen­te verso la morte ed è la morte, appunto, il dodicesimo anello. Essa si rende evi­dente nel momento in cui la coscienza abbandona definitivamente il corpo fisico.

Per potere completare l’intero ciclo dei dodici anelli sono indispensabili due o tre vite. Il processo che praticamente si svolge può essere inteso nel modo se­guente: supponiamo di aver sviluppato, nella vita precedente, la causa positiva per divenire un essere umano o una divi­nità dalla lunga vita. Il primo karma a maturare è quello di essere umano, il che si è verificato in questa vita;  al momento della morte, in virtù di avere creato semi karmici per divenire divinità, i tre anelli che completano  (attaccamento, bramo­sia e divenire) stimolano le impronte mentali poste sulla nostra coscienza, le predisposizioni potenzialmente abili a farci rinascere deva. Questi tre anelli, che sono considerati come sole, acqua, fertilizzante, agiscono sulla base del seme, lo portano a maturazione, cosicché nella vita futura, la terza, ci manifestia­mo come esseri divini.

La spiegazione dei dodici anelli, chiarita secondo un punto di vista prati­co, differisce da quella che si espone in ragione del punto di vista di molte vite, che richiede un’elencazione dal primo al dodicesimo anello in ordine numerico.

Esiste un’ulteriore spiegazione in re­lazione alla realtà ultima, assoluta. Eli­minando l’erronea concezione del sé, l’i­gnoranza che si afferra al sé come vero, indipendente e intrinsecamente esistente, i dodici anelli cesseranno di esiste­re.Questo perché l’anello della discriminazione è in diretta dipendenza da quel­lo dell’ignoranza; eliminando il primo anello, escludiamo anche la discrimina­zione e, di conseguenza, la coscienza; quindi nome e forma e l’attaccamento che determina la bramosia. Eliminata la bramosia anche il potere dei sensi è eli­minato e quindi il contatto; questo esclu­de a sua volta la sensazione tramite la quale viene allontanato l’anello della ri­nascita, invecchiamento e morte.(…)

Il “sutra del cuore della saggezza” non solo illustra il sentiero mahayana ma chiarisce anche gli altri due sentieri e sot­to questo aspetto può essere considerato completo (proprio perché include la spiegazione di tutti e tre i sentieri bud­dhisti). Esso, infatti, mostra tutte e tre le motivazioni degli esseri: di scopo inferiore, intermedio e superiore. All’interno della catena dei dodici anelli, spiegati dettagliatamente, si espone la possibilità di rinascere negli stadi di esistenza infe­riore, e la motivazione inferiore esprime appunto il desiderio di abbandonare ta­li stati di rinascita per conseguire felici esistenze future.

La catena completa dei dodici anelli è l’argomento base per l’essere di motiva­zione intermedia. Attraverso la com­prensione dell’interazione  fra  i  vari  anel­li, si attua la motivazione intermedia e quindi l’ottenimento del nirvana.

Il “sutra del cuore della saggezza” include anche l’essenza della motivazio­ne superiore. Avendo compreso attra­verso la catena dei dodici anelli e la loro interdipendenza, la condanna dell’esi­stenza ciclica e avendo ottenuto la libera­zione, è possibile capire il legame che co­stringe tutti gli esseri a vagare nel samsa­ra. E’ quindi realizzabile  la  risoluzione di spezzare tale vincolo, di distruggere la schiavitù che li condanna alla successio­ne continua delle esistenze. Per questo si afferma che tale sutra esprime il modo di liberazione agli esseri di motivazione su­periore.

(Brani estratti dal Commentario al Sutra del Cuore della Saggezza, una trascrizione degli insegnamenti orali di Ghesce Ciampa Ghyatso, pubblicata da Chiara Luce Ed.- 1988)
Potete seguire l’ultimo insegnamento che Kyabje Lama Zopa Rinpoche ha dato a Kopan l’11 dicembre 2019 che è proprio sui Dodici Rami dell’Interdipendenza
https://www.youtube.com/watch?v=i-y3N_ovUic&list=PLrfPg4K5l-r1Cs1ur65lvmIWCU5y1lZ2U

 

Pubblicato in: I Maestri, Focus.