L’intervista: Keah dal Sudafrica per studiare il Basic Program

Keah, tu vieni dal Sudafrica. Il tuo paese ha conosciuto un difficile cambiamento: inizialmente bandito dalla comunità internazionale a causa dell’apartheid è arrivato, grazie a personalità eccezionali come Nelson Mandela e Willem de Klerk, ad una transizione pacifica verso una società multietnica. La Commissione Verità e Riconciliazione presieduta dall’Arcivescovo Desmond Tutu ha rappresentato un approccio inedito per superare le ferite di un passato travagliato. Cosa possiamo imparare da queste persone e da quello che hanno fatto? Come avete vissuto, tu e la tua famiglia, questi anni?

– Quando l’apartheid finì avevo 13 anni. Ero giovane e quindi non mi ha molto influenzato. Sono andata al liceo proprio quando cominciarono le prime scuole miste del dopo-apartheid. Ricordo che mia sorella ed io avevamo un sentimento di uguaglianza e non-discriminazione verso le diverse etnie. Penso che siamo state fortunate di essere nate in un momento in cui l’apartheid stava finendo così da non essere influenzate dal condizionamento sociale come i nostri genitore e i loro genitori.
Credo che Nelson Mandela e Desmond Tutu sono stati dei grandi leaders. Per me appartengono alla stessa categoria di Sua Santità il Dalai Lama, Thich Nhat Hanh, Martin Luther King, Mahatma Gandhi, Madre Teresa – questi grandi esseri che hanno dedicato la loro vita ad essere di beneficio agli altri, impegnandosi a fondo per i diritti civili e i diritti umani, per la comprensione reciproca, il perdono e la riconciliazione. Possiamo vedere dal loro operato che tutto ciò è fondamentale per un cambiamento autentico.
La Commissione Verità e Riconciliazione rappresenta perfettamente queste qualità ed aspirazioni e penso che sia stata efficace su vari livelli. Questo grande cambiamento non sarebbe potuto avvenire senza la comprensione ed il perdono. Ovviamente non poteva risolvere tutti i problemi del passato. Tuttavia penso che abbia rappresentato lo spirito con cui questo cambiamento è avvenuto in Sudafrica e la sua capacità ad essere efficace.

Sua Santità il Dalai Lama è stato due volte in Sudafrica, nel 1996 e nel 2004, invitato dal presidente Mandela. Queste visite hanno stimolato un interesse per il Buddhismo tra coloro che non erano già praticanti?

– A quel tempo ero ancora molto giovane e il Buddhismo non mi era familiare. Con la mia attuale esperienza posso dire che il Sudafrica è un crogiolo di culture e religioni, tra cui le più rappresentate sono il Cristianesimo e la religione islamica. La comunità Buddhista è al confronto relativamente piccola, ma cresce costantemente. Abbiamo piccoli centri di Dharma, in tutte le principali città, e alcuni centri di ritiro molto belli. Penso che stiamo andando verso la prossima creazione di centri più grandi, in cui possano stabilirsi dei maestri residenti. L’ FPMT non ha ancora alcun centro e spero di poter essere in grado di contribuire a farne nascere uno.

Puoi dirci come e quando hai incontrato personalmente il Buddhismo?

– E’ stata mia mamma a darmi il primo libro sul Buddhismo. Ricordo di avergli dato un’occhiata, ma non credo di essere andata più in là della prima pagina. Intorno ai vent’anni ho cominciato ad interessarmi di spiritualità e del nostro potenziale. Ho fatto molte letture e pratiche, ma il vero bivio c’è stato facendo il Cammino di Santiago. Mi è apparso chiaramente che solo cambiando me stessa potevo aiutare gli altri. Mi sono così resa conto di voler abbandonare la mia carriera professionale per fare qualcosa di più significativo, che potesse aiutare gli altri. Ricordo che quando tornai a casa aprii di nuovo il libro sul Buddhismo. Questa volta è stato come se qualcuno avesse acceso la luce. Avevo l’impressione che tutto ciò che avevo scoperto in me fosse proprio lì in quel libro e, in particolar modo, il messaggio fondamentale Buddhista del cambiamento interiore, dell’altruismo e del beneficiare gli altri. Ho, così, deciso di iscrivermi ad un primo ritiro di un mese, per conoscere meglio sia il Buddhismo che la meditazione. La mia fede ed il mio amore per il Buddhismo non hanno fatto che crescere da allora.

Che cosa ti ha fatto scegliere il Basic Program e l’ILTK?

– Stavo facendo delle ricerche per trovare dei luoghi di ritiro. Mi sono imbattuta nel sito del FPMT ed ho scoperto che offrono dei meravigliosi programmi di studio di lunga durata. In effetti allora non immaginavo nemmeno che in occidente si potesse studiare il Buddhismo, alla stessa stregua di come lo fanno i monaci tibetani. Questo mi ha immediatamente interessato ed ho cominciato subito ad organizzarmi per sistemare le cose a casa e parteciparvi.

Sei ormai qui da alcuni mesi. Hai l’intenzione di continuare e di terminare il ciclo completo del Basic Program? Hai anche alcune idee per il futuro?

– Sì, assolutamente! Desidero completarlo, fare il ritiro e fare l’esame finale. Vorrei diventare un insegnante di Dharma regolarmente registrato, e poter offrire quindi corsi e meditazioni sia nel Buddha Dharma che in un contesto secolare. Tre anni fa ho frequentato il corso di formazione per insegnanti “Cultivating Emotional Balance”, quel progetto che è nato nel Mind and Life Institute, dai dialoghi tra il Dalai Lama e psicologi o neuroscienziati, interessati alle emozioni. Sono convinta che il Basic Program sia per questo un’ottima base e spero di poter contribuire a rendere questi corsi ulteriormente possibili nel futuro.

Informazioni relative al Basic Program: http://www.iltk.org/programmi-studio/basic-program-buddhismo/
Intervista a cura di Paolo Sala

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